Aciclicità e disfunzione ovarica
L’aciclicità ovarica è uno dei disturbi riproduttivi più comuni nelle vacche da latte, che consiste nell’inibizione completa o parziale dell’attività ovarica, inclusi i processi di formazione e crescita dei follicoli, necessari per una normale inseminazione. Nelle mandrie ad alta produzione, l’aciclicità dovrebbe essere un problema sporadico. Quando il numero di vacche colpite è elevato, la causa più probabile è una gestione nutrizionale inadeguata, in particolare il deficit calorico e le carenze vitaminiche, nonché le carenze di micro e macronutrienti. Altri fattori eziologici includono malattie sistemiche, come infezioni e infiammazioni, e lo stress associato a un sistema di produzione intensivo. In condizioni fisiologiche, le ovaie dovrebbero riprendere la loro normale attività circa 30 giorni dopo il parto, ma negli animali con disturbi metabolici il processo può subire ritardi.
Il primo e più comune segno di aciclicità è l’estro silente. Alla palpazione e all’ecografia, le ovaie sono piccole, flaccide, lisce e prive di strutture funzionali come il corpo luteo (CL) e i follicoli (F). L’inattività ovarica si traduce nell’incapacità di produrre quantità adeguate di ormoni, ovvero estrogeni e progesterone, essenziali per un ciclo normale e un’inseminazione efficace.

Figura 1 Disfunzione ovarica – nessuna struttura (immagine diagnostica ottenuta utilizzando l’ecografo iScan 3)
Effetto del deficit calorico e della carenza vitaminica sulla funzione ovarica
Il deficit calorico nella dieta ha un impatto diretto sul metabolismo della vacca, specialmente durante la lattazione. Un’elevata produzione di latte aumenta il fabbisogno energetico e il deficit calorico porta a stati catabolici, in cui l’organismo non è in grado di mantenere una normale funzione ovarica. Un apporto energetico insufficiente può portare a un estro ritardato o assente, poiché le riserve di grasso vengono utilizzate per i processi metabolici piuttosto che per supportare la corretta funzione del sistema riproduttivo. Inoltre, bassi livelli di glucosio nel sangue possono inibire la produzione di ormoni responsabili dello sviluppo follicolare, come le gonadotropine.
Le vitamine A e B, nonché i microelementi come rame, zinco e selenio, svolgono un ruolo chiave nella corretta funzione delle ovaie. La vitamina A è coinvolta nei processi di proliferazione delle cellule ovariche e la sua carenza può portare a danni al tessuto ovarico e disturbi nella produzione di ormoni sessuali. Le vitamine B6 e B12 e l’acido folico, d’altra parte, sono essenziali per la sintesi del DNA e la produzione di globuli rossi, il che contribuisce all’equilibrio ormonale nel corpo della vacca. Carenze in queste vitamine possono causare disturbi della ciclicità e l’incapacità di mantenere una normale ovulazione.
Il ruolo di GnRH e PGF2α nel trattamento dell’aciclicità
Il GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine) e la PGF2α (prostaglandina F2α) sono essenziali nella regolazione del ciclo riproduttivo delle vacche. Il GnRH è responsabile della stimolazione del lobo anteriore dell’ipofisi affinché secerna ormoni gonadotropi: LH (ormone luteinizzante) e FSH (ormone follicolo-stimolante). L’LH è necessario per scatenare l’ovulazione, mentre l’FSH stimola lo sviluppo follicolare. Pertanto, la somministrazione di GnRH al momento giusto durante il ciclo può stimolare l’ovulazione, specialmente quando i follicoli hanno raggiunto una dimensione minima di 10 mm, consentendo il rilascio di un picco endogeno di LH.
La PGF2α, d’altra parte, viene utilizzata per il trattamento dell’aciclicità ovarica a causa delle sue proprietà luteolitiche: causa la regressione del corpo luteo (CL), il che porta a una riduzione del livello di progesterone e consente l’inizio di un nuovo ciclo ovarico. Una combinazione efficace di GnRH e PGF2α può ripristinare il normale ciclo nelle vacche che non avevano risposto alle modalità di trattamento standard.
Gli inserti intravaginali contenenti gestageni sono un’opzione di trattamento efficace. Consistono nell’induzione di un rapido calo del progesterone seguito dall’uso di PGF2α e analoghi del GnRH, che consente l’inizio di un nuovo ciclo ovarico. Come trattamento adiuvante, vengono somministrati boli mineral-vitaminici e preparati a base di beta-carotene per correggere eventuali carenze. Un effetto terapeutico può essere ottenuto anche con la somministrazione di GnRH, a condizione che i follicoli abbiano raggiunto una dimensione minima di 10 mm, il che consente un picco endogeno di LH. Nei casi refrattari, vengono utilizzati metodi più avanzati, come la somministrazione epidurale (ovvero nello spazio sopra la dura madre spinale) di un analogo del GnRH o l’iniezione endovenosa di hCG (gonadotropina corionica umana).
Il ruolo della profilassi e della diagnostica
Se l’aciclicità viene diagnosticata frequentemente nella mandria, è essenziale identificarne ed eliminarne le cause. In tali situazioni, come in molte altre, il trattamento farmacologico o ormonale di più animali può rivelarsi non economico. Spesso è possibile evitare interventi medici adottando adeguate misure preventive. La valutazione diagnostica regolare, inclusa l’ecografia ovarica, il monitoraggio dello stato nutrizionale e il controllo dello stress sono essenziali per prevenire l’aciclicità. Una corretta gestione dietetica, su misura per i fabbisogni energetici degli animali nelle varie fasi di lattazione, è fondamentale per mantenere l’ottimale funzione riproduttiva delle vacche.

DVM, Michał Barczykowski


